Quando mi sento stanco o triste o in fasi di particolari difficoltà nel mio concreto tempo quotidiano cerco di applicare un metodo che molte volte, quasi sempre, da molti anni, è riuscito a restituirmi conforto, pace e nuova forza vitale: mi isolo. E cambio canale.
Faccio silenzio fuori… e dentro di me per riuscire ad ascoltare e a prendere contatto con l’altra parte, quella positiva, che trionfa, comunque, nell’altro emisfero del Cosmo… al quale appartengo. Cancello, con grande determinazione, per un certo tempo, rumori, immagini e sensazioni dolorose.
E aspetto che si manifesti in me la forza capace di alimentare con sapienza, bellezza, amore-armonia e felicità creativa… la vita di tutti i micro e di tutti i macro sistemi. Che la più alta intelligenza proponga ritorni di memorie salutari o segni di luce di nuove prospettive alle riconciliate e pacificate componenti affettive, razionali e materiali della mia persona.
Mi guardo intorno e seguo il primo elemento oggettivo emergente dai miei silenzi. Oggi, dopo aver saputo delle crudeli sofferenze della nostra cara Fiorella… dalla cartella in alto a destra del mio computer, che raccoglie alcune frasi celebri di Socrate, tramandate da Platone, è emerso il seguente scritto. Ve lo propongo senza commenti…
A me ha fatto l’effetto di una calda tazza di latte e miele, con qualche goccia di grappa… in una umida notte d’inverno.
Un abbraccio. Massimo. 18 agosto 2017
SOCRATE
“Infatti cittadini, aver paura della morte non è nient’altro che sembrare sapiente senza esserlo, cioè credere di sapere quello che non si sa. Perché nessuno sa se per l’uomo la morte non sia per caso il più grande dei beni, eppure la temono come se sapessero bene che è il più grande dei mali. E credere di sapere quello che non si sa non è veramente la più vergognosa forma di ignoranza?”