Converti, Signore,
il nostro volto dal mondo,
per mezzo del desiderio di te;
affinché possiamo vedere il mondo
come esso è, e non continuiamo
a confondere le ombre
con le cose vere.
(Isacco di Ninive)
Caro Massimo, in questi pochi anni sei passato nel nostro cielo come una meteora di luce. Impossibile non notarti, non cogliere il desiderio di libertà, di giustizia e soprattutto di verità che avevi dentro. Ci piace pensare che questo scherzo che ci hai fatto sia dovuto proprio a questa tua voglia di verità. Hai amato la terra. Amavi definirla creazione di acque, di arie e di terre. Una complementarietà voluta dalla creatrice sapienza Divina, fatta di un equilibrio bellissimo e fragile, che gli uomini non possono toccare, soprattutto gli affaristi e i politici corrotti.
Hai amato la vita come relazione degli uomini tra loro e con le acque, le arie e le terre. Sei stato travolgente nel tuo sforzo immenso di ridare dignità alla creazione e alla relazione che gli uomini intrattengono con la terra, un tutto sostenuto dalle energie amorevoli di Dio.
Hai amato l’amicizia e il confronto. Ascoltavi sempre, soprattutto chi non la pensava al tuo stesso modo. Hai sperato una chiesa diversa, dopo le gravi delusioni degli anni della giovinezza. Hai sperato senza attendere ciò che non arriva. Hai sperato con gli occhi aperti, attento al movimento delle foglie accarezzate dalla brezza del mattino: ogni piccola notizia, ogni piccolo segnale, ogni incontro, nella tua anima erano amplificati dentro un progetto più grande di un mondo nuovo, di un tempo nuovo. Così hai vissuto il “duc in altum”, così il “forum di Limena”, così il tuo rapporto con i “beati” di don Albino Bizzotto, così il tuo dialogo con p. Ermes Ronchi, così hai vissuto le assemblee parrocchiali della nostra comunità di Arino: ogni volta una ripartenza verso una nuova epoca. In una serie di filmati dedicati allo scempio ambientale della nostra Regione, che hai chiamati col titolo programmatico di “DNA Rinascimenti”, hai inserito anche registrazioni del duc in altum, interviste agli ospiti, presentazioni, un film sulle donne in lotta col tumore al seno, un altro sul pellegrinaggio al Santo. Una mescolanza di lotta, di cultura, di poesia e di fede.
Hai amato tantissimo Papa Francesco. La sua enciclica “Laudato si” ti ha entusiasmato e la “Fratelli tutti” ha completato questo magnifico ardore da cui eri stato segnato.
Non capivi perché i cristiani, ad iniziare dai pastori, non riuscissero o non volessero seguire questa voce di papa Francesco così forte e così alta.
Commovente era l’entusiasmo che hai messo anche in questo evento del sinodo voluto da papa Francesco e di cui tanti, ancora, non riescono a comprendere portata e significato. L’hai interpretato come la rifondazione del tutto: un inevitabile ritorno ad un fondamento biblico della vita privata e sociale dove giustizia e pace tornino a baciarsi. Sapevi bene che giustizia e pace non arrivano dalla politica ma dalla capacità dei popoli di parlarsi e di organizzare una convivenza nelle diversità.
La guerra in Ucraina ti ha saccheggiato l’anima. Avresti voluto che finisse subito. Auspicavi una coralità dal mondo cristiano contro la guerra, contro le armi, contro ogni violenza e contro chi la sponsorizza con la politica o con gli affari. Nemmeno quest’ultimo dolore ti è stato risparmiato. E la guerra imperversa oltre il tuo dolore: è nel dolore di bambini, di donne, di padri al fronte, di giovani sacrificati sull’altare della potenza!
Massimo, più volte ti abbiamo sentito dire: “la morte dovrà trovarmi vivo”. Lo dicevi perché possedevi la forza dei profeti intimamente mescolata alla pazienza dei saggi. Era la rara capacità di vedere e denunciare pubblicamente e con forza ogni ingiustizia e, insieme, di vivere nella mitezza ogni relazione, come un fratello maggiore.
Caparbio nel bene, spingevi la barca sempre un poco più al largo, con grande fatica ma senza nessuna violenza, come l’operaio spinge la sua carriola colma, in salita sui versanti di una storia che preferisce andare in direzione sbagliata, nonostante 2000 anni di cristianesimo!
Grazie Massimo per quel segno che ora abbiamo all’ingresso di questa chiesa, è lo stemma vescovile reso unico al mondo perché anziché evidenziarlo su un fondo bianco, lo hai adagiato su un magnifico giardino, chiaro segno della richiesta a tutta questa comunità di vivere una dimensione di ecologia integrale.
Grazie Massimo per il bene che ci hai voluto.
Vogliamo pensare, come dicevi tu, che “a Dio piacendo”, ci rivedremo non a Gerusalemme, né a Roma, né in questa chiesa ma nella Galilea delle genti, dove il Risorto ci attende.
Grazie Massimo
Arino 13/04/2022
Giancarlo Baldan