Homo faber


Io sono Micol, la figlia maggiore di Massimo.

Oggi parlo di Lui non come padre ma come homo faber, perché Massimo, prima di ogni cosa, è stato un abile costruttore con le mani e con il pensiero, un uomo che ha sempre vissuto come priorità l’impegno che metteva nei propri progetti.

In lui è stata sempre evidente l’abilità come comunicatore, che si è accompagnata per tutta la vita a una spiritualità rigorosa e travolgente; se ne accorsero per primi i miei nonni, che erano orgogliosi dei buoni voti a scuola in italiano, e ne hanno preso atto poi tutti coloro che lo hanno affiancato nel mondo del lavoro.

Massimo aveva un’intelligenza inquieta e curiosa, che gli ha sempre permesso di essere al passo con le evoluzioni della tecnologia e anzi, spesso, di cavalcare le innovazioni. E’ stato per lui naturale crescere assieme all’avvento prima delle radio private e poi della televisione. Tra i primi, egli ha compreso l’importanza di questi mezzi nella vita sociale e ha iniziato a usarli per sostenere la visione di una politica trasparente e per la costruzione di un futuro migliore, rispettoso dell’uomo e dell’ambiente.

Ricordo come negli anni ‘70 frequentasse alcune radio private nate nel Veneziano. Ci lavorava come giornalista, pur non essendosi mai preoccupato di iscriversi all’albo, con una passione tale da portarlo ad acquistare degli strumenti che gli permettessero di registrare interviste e contributi sonori anche a casa. A Preganziol conserviamo ancora le sue apparecchiature.

Poi la folgorazione, la televisione. Massimo conosceva bene l’ambiente RAI del veneziano e le sue dinamiche, per cui scelse la libertà di lavorare nelle televisioni private, sempre alla ricerca non dello scoop ma della documentazione, della cultura, dell’utilità sociale. In ciò, nel suo piccolo, Massimo ha cercato di essere il contraltare perfetto al volgare Berlusconismo che in quegli anni nasceva. Purtroppo – debbo dire – il suo messaggio non è stato colto e ora tutti paghiamo il pegno della cecità scellerata di quegli anni.

Intorno al 1990 la vita di Massimo ha subito un grande cambiamento; il divorzio da mia madre lo ha portato a un reset totale e dolorosissimo di tutte le certezze familiari e lo ha costretto a ricominciare da zero. E lui ha ricominciato, anzi, di più. Ha potuto finalmente riconoscere la propria vocazione alla comunicazione come priorità politica ed etica e ci si è dedicato interamente.

Io ho osservato da lontano il suo lavorio iniziato con pochi mezzi: una piccola telecamera, qualche servizio matrimoniale fatto per recuperare fondi da investire in macchinari sempre più adeguati al progetto, semplici attività che diventavano man mano più concrete e stabili.

Dopo la laurea mi sono resa conto che la figura di Massimo mi mancava tanto, soprattutto perché la sua vivacità intellettuale era stata importante per la mia crescita e sentivo di non potermene ancora affrancare. Di conseguenza ho deciso di lavorare con lui e per due anni ho partecipato alla realizzazione dei suoi progetti aiutandolo come tuttofare.

Sono stati anni bellissimi, abbiamo vissuto assieme esperienze indimenticabili, sempre con il sapore buono in bocca del lavoro fatto per far del bene, con entusiasmo, con una bella visione del futuro. Di quegli anni splendidi ricordo con affetto la collaborazione con Paolo Comiati e i volti di tanti amici, Loredana e Fabrizio, Francesco Campello, Cinzia, Gabriele Brunoro e poi Elda, che è entrata nella nostra vita con la delicatezza della sua incantevole persona e che per fortuna mi è ancora vicina.

Ricordo le bellissime esperienze di TV attiva con i bambini della scuola dell’Infanzia e con i ragazzi delle Superiori, che ci travolgevano ad ogni laboratorio con il loro entusiasmo. In quegli anni Massimo mi ha insegnato moltissime cose e ha completato il suo lavoro di padre. Di questo gli sarò sempre grata.

Possiamo visionare oggi tutti i materiali girati in quel periodo e approfittare delle bellissime esperienze vissute traendone una volta di più un concreto stimolo a pensare, a fare, a essere protagonisti nel nostro futuro con la semplicità e la pulizia morale che Massimo ci ha donato.

Micol Rossi


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