Massimo Marco: il mio papà


 Spesso si dice che non ci si accorge di quello che si ha se non quando lo si perde: questo e` ancora più vero per le persone che ci stanno vicino giorno dopo giorno e ancora di più per quelli che ci sono stati da sempre,  come e` il caso dei genitori .  Ed e` anche il caso di Massimo , Massimo Marco:  il mio papa`.

Il fatto che ci sia sempre stato dava un po’ l’idea che ci sarebbe stato sempre anche nel futuro, come fosse, che so, un contratto  a tempo indeterminato . E poi la sua serenità e la sua forza , il suo modo di vivere e di essere, per il mondo intero, dava l`ingannevole idea che , come il mondo, non avrebbe dovuto avere una fine.  

 Tra gli episodi dell’infanzia la sua mamma era solita ricordare un giorno in cui , appena quattrenne  era salito su uno sgabello del bagno e aveva iniziato a „predicare” a „ urbi et orbi” come diceva lei, pur non parlando ancora, declamando con toni convincenti „ totati noniali, noniali totati…”. La nonna ci diceva sempre “chissa` cosa avra` voluto dire..”, ma non era quello il punto: l’essenziale era il come era capace di dire le cose.  Da sempre infatti ha avuto nel sangue una potente eloquenza e sopra un palco, di fronte ad un vasto pubblico, che fosse di bambini o di adulti in protesta, si sentiva a suo agio come un pesce nel mare. Aveva questo desiderio intrinseco di creare il bello, di scrivere, di comunicare le sue idee e la sua passione, di allarmare, avvisare, mettere in guardia, salvare… questa era forse la missione che sentiva piu` forte di tutte:  fare il mondo più` bello e, possibilmente, salvarlo.

Aveva una manualità`  non indifferente: dalle sue mani  nascevano statue e il legno prendeva forma, l`acciaio si piegava in scale, finestre e costruzioni da sogno, la plastilina si faceva malleabile e i pennelli e i colori , quelli poi facevano meraviglie. I pennelli erano la sua passione.

Ricordo  che mi ha portato con sé più di una volta da bambina per disegnare e fare quadri all` aria aperta, perché` i suoi occhi riuscivano a cogliere il bello che si nascondeva  tra alberi, campi,  chiese  fiori e giardini e in ogni luogo .

Anche il suo ultimo orto, a forma di guscio di lumaca, era una vera opera d`arte: opera di ingegno e di armonia perché` il bello e il pratico, in papa`,  andavano sempre a passeggio insieme.  La nostra prima casa di famiglia, così come la sua ultima, era piena di lui, dei suoi colori, della sua inventiva e del suo spirito,  del suo sorriso sornione, della sua energia vitale e del suo coraggio.

Da che me lo ricordo è sempre stato un „uomo impegnato”: impegnato nella politica, impegnato nei sindacati,  impegnato nel sociale, impegnato nel suo lavoro e nelle sue attività`, impegnato  a tutto tondo insomma. Il fatto e` che amava la vita profondamente così come amava gli esseri umani e la natura e amare per lui significava ascoltare, vedere, analizzare, pensare insieme, discutere in una dimensione che era sempre molto più` ampia ed estesa di quello che noi, bambine, fossimo state in grado di capire.

Quando si e` piccoli si vedono i genitori come delle montagne positive, buone, protettrici; granitici e immobili punti di riferimento che si sgretolano a volte un po` con l`eta`  perché` poi si cresce e arriva il periodo della contestazione che e` indispensabile a ciascuno per formare il proprio io. Quando però si attraversa questo periodo e si diventa adulti, si imparano a vedere le persone così come sono  in realtà e ad amarle anche  nelle loro fragilità`, nelle debolezze come nelle difficoltà . Rimangono  si montagne  che però  si amano non più` solo per la loro enorme maestà, per il verde, la frescura  ma anche per i loro sentieri impegnativi e a volte impervi, per le rocce  e gli anfratti , a volte duri ed inaccessibili, per gli inverni di ghiaccio e le estati di arsura perché proprio questa bellissima complessità e` il loro fascino.

Posso solo oggi ringraziare la vita  per avermi dato Massimo come papa`: perché c`e` sempre stato quando ne ho avuto bisogno, perché ha sempre rispettato i miei tempi, i miei confini e le mie idee, perché  il suo esempio e la sua presenza discreta mi e` sono sempre  state luce, guida e forza nell’affrontare la vita .

Oggi più che mai la sua assenza e` immensa, tanto quanto era immenso lui.  Massimo Marco Rossi.

Anna


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